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Il tabacco nella farmacia

Nel 1560 Jean Nicot, ambasciatore di Francia in Portogallo, inviava a Caterina dei Medici le foglie di una pianta proveniente dal Nuovo Mondo, da usare come rimedio contro le ulcere della pelle. Infatti, pestata e cotta insieme a grasso di maiale, guarì le ulcere di Francesco II figlio di Caterina. Da quel momento si ebbe il nome di Erba catarinaria.

Quella pianta non era che il famoso Tabacco, così chiamato perché proveniente dall’isola di Tobaco in Messico. Già Padre Bartolomeo de las Casas, compagno di viaggio di Colombo, aveva notato che gli indigeni erano soliti fumare erbe essiccate. Amerigo Vespucci invece, si accorse che il tabacco veniva anche masticato ed che gli indigeni lo consideravano un rimedio contro la sete.

In Europa, questa pratica fu subito considerata barbara, ma in seguito divenne un’usanza voluttuaria. Gli Spagnoli si dedicarono al commercio della pianta, economicamente sempre più vantaggioso. Importarono i semi di tabacco, e ne iniziarono la coltivazione.
Inizialmente il Tabacco era considerato medicinale, perfino un ottimo rimedio contro vari malanni, come la cefalea e l’asma, ma se ne intravedevano già gli effetti nocivi e la nobiltà per un certo periodo si limitò ad annusare solo la polvere.

Il tabacco ebbe diversi impieghi come erba medicinale: veniva usato in impacchi per curare la sifilide, per alleviare il dolor di denti e per schiarire la voce.

Dagli indiani d’America il Tabacco era fumato insieme ad altre erbe medicinali (il Tasso, l’Uva ursina, il Lampone e la Salvia) nella pipa nell’ambito dei loro rituali di preghiera durante i quali il fumo prodotto doveva condurre al Grande Spirito Creatore.

Nel 1828 si individuò nelle foglie del Tabacco la nicotina (il nome ricorda Jean Nicot) e così si scoprì la causa della sua tossicità.

Il Tabacco ha proprietà stimolanti se usato in moderate quantità, ma l’abuso è decisamente sconsigliato per l’effetto tossico a carico del sistema nervoso, del cuore e delle vie respiratorie.

 

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