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Il commercio delle spezie nel Medioevo

In età comunale i mercanti italiani controllavano la compravendita delle merci attraverso codici e legislazioni da loro stessi elaborati; le spezie costituivano senza dubbio una parte rilevante di questi traffici.

Gli speziali, che avevano ereditato dalle spezierie monastiche e nobiliari precise regole professionali, si erano uniti in organizzazioni che selezionavano le innumerevoli spezie provenienti dall’Oriente e stabilivano sia le norme atte a garantirne la qualità, sia le tariffe di vendita.
Tali norme confluirono nella prima farmacopea che la storia ricordi il Ricettario Fiorentino compilato dal Collegio Medico della città di Firenze nel 1496.

Ogni spezialez aveva l’obbligo di preparare i medicamenti a base di erbe con gli ingredienti, le quantità e i metodi di conservazione indicate nel Ricettario e in caso contrario era sottoposto a pesantissime sanzioni.

Il Ricettario, indicando la qualità delle spezie da utilizzare nei medicamenti influenzò la loro l’importazione ed il loro commercio.
Le spezie che giungevano a Firenze attraverso i porti di Pisa e di Livorno venivano poi distribuite in tutta Italia.

Venezia, grazie al commercio delle merci asiatiche che giungevano in Italia dopo aver sostato nelle maggiori isole del Mediterraneo, acquisì un ruolo politico di primo piano e raggiunse l’egemonia sul mare Egeo.

 

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