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Piccolo manuale sulle preparazioni erboristiche

La preparazione erboristica è necessaria per estrarre ed utilizzare i principi attivi contenuti nelle piante medicinali. E’ grazie ad essi che la pianta svolge la sua azione salutistica.
Ogni erba per rilasciare i suoi principi attivi deve essere utilizzata in un modo specifico.

Tisana: è forma medicinale più semplice ricavata per mezzo della forza estrattiva dell’acqua. La tisana è una miscela di varie erbe che messe in acqua liberano i principi attivi idrosolubili in esse contenuti. La tisana si ottiene attraverso due procedimenti: decozione ed infusione.
Decozione: le erbe vengono messe in acqua fredda in un recipiente chiuso che poi si porta ad ebollizione e si lascia bollire per il tempo necessario all’estrazione di tutti i principi attivi.
Questo metodo è indicato generalmente per le parti vegetali dure come cortecce, radici e semi.
Infusione: si prepara versando l’acqua bollente sulle erbe, si lasciano trascorrere da 5 a 10 minuti poi si filtra e si beve al più presto. Il recipiente deve essere di ceramica o di terracotta, materiali più adatti all’estrazione dei principi attivi. Per dolcificare l’infuso ottenuto può essere utilizzato il miele o lo zucchero integrale.
Macerazione: questo tipo di preparazione richiede un lungo tempo per estrarre i principi attivi.
La macerazione delle erbe avviene sempre a freddo in solventi come vino, aceto o olio i quali, impedendo la penetrazione dell’aria, ne evitano la fermentazione. Alla fine il tutto viene spremuto con un torchio e il liquido ottenuto (macerato) si lascia riposare, prima di essere filtrato con cura.
Classici esempi di macerazione alcolica casalinga sono i liquori alla frutta o alle erbe.
Un tradizionale macerato oleoso è l’olio di iperico.

Le suddette preparazioni sono sempre attuali e di facile realizzazione: perciò, possono essere praticate, con successo, anche a livello personale. I prodotti ottenuti (decotto, infuso o macerato) vengono bevuti o usati tal quali oppure servono a realizzare altre semplici pratiche di terapia, in passato utilizzate dalle nostre nonne per porre rimedio ai piccoli malanni.
Qui di seguito ne ricordiamo alcune.
Bagno medicinale: immersione totale o parziale del corpo in acqua alla quale è stato aggiunto un infuso o un decotto di erbe. Questo metodo era molto usato per i neonati i quali venivano immersi in un bagno all’infuso di avena o di malva per purificare la pelle e facilitare loro il sonno.
Cataplasma: preparazione molle ottenuta da decotti di erbe o di farine di semi, cortecce e radici che veniva applicata su una parte del corpo ed aveva effetti cicatrizzanti, emollienti ed antinfiammatori. Un cataplasma molto noto è quello di farina di semi di lino applicato sul petto per curare raffreddori o bronchiti.
Fomento (o fomentazione): è un trattamento locale praticato in genere con garze imbevute di preparazioni erboristiche liquide. I fomenti a base di decotto di camomilla contro le infiammazioni oculari ne sono un classico esempio.
Fumigazioni: si immergono le erbe aromatiche in un recipiente di acqua bollente e si aspiravano profondamente i vapori prodotti, meglio se si è avvolti da una coperta in modo da concentrare i vapori e prolungare l’effetto. Le inalazioni a base di timo ed equiseto curavano le infiammazioni della gola, e delle vie aeree. Con questo metodo possono essere disinfettati anche gli ambienti, le erbe utilizzate a questo scopo erano il timo, l’eucalipto, il rosmarino e la canfora ed altre ancora.
Collutorio: è il prodotto di un infuso o di un decotto destinato alla cura del cavo orale, per l’azione generalmente disinfettante e decongestionante. In caso di infiammazione della bocca è molto utilizzato un collutorio a base di menta, salvia ed eucalipto. Più nota ancora l’attività antinfiammatoria sulle gengive del decotto di malva.
Sciroppo: è il risultato della cottura a fuoco lento di un decotto, un infuso o un macerato ai quali si aggiunge dello zucchero o miele per impedire la fermentazione. L’aspetto che ne risulta è fluido e vischioso. Uno sciroppo molto utile per la tosse è quello di grindelia e propoli.
Vino: il vino medicinale invece si ottiene macerando nel vino le parti legnose delle piante come le radici o i semi. Si prepara così il vino alla cannella o alla genziana o il vino di assenzio ottimo per i problemi di digestione e per i dolori allo stomaco.

Altre forme erboristiche, per essere preparate, richiedono la specifica competenza di un esperto, erborista o farmacista che sia. Anche per il loro uso è bene affidarsi al parere di un medico.

La tintura madre: la tintura madre si ricava lasciando macerare lentamente a freddo le piante fresche o essiccate in una soluzione di alcol ed acqua.
Questo precedimento fa si che la tintura madre abbia un’alta concentrazione di principi attivi grazie alle proprietà estrattive dell’alcol.
Di solito un kg di droga si estrae con 10 litri di miscela idroalcolica; per le radici e semi il tempo di estrazione è più lungo che per le foglie o le gemme.
La tintura madre attraverso l’elemento idroalcolico garantisce un’azione più rapida sull’oragnismo, ad esempio la tintura madre di passiflora favorisce il sonno in breve tempo.
L’estratto: prodotto liquido che si ottiene immergendo la pianta essiccata in un solvente come l’acqua o l’alcol che dissolverà i suoi principi attivi.
la soluzione che si ricava viene fatta evaporare fino ad ottenere la concentrazione desiderata, talora fono a completa scomparsa (estratto secco).
Compressa: preparazione erboristica monodose solida, ottenuta per compressione meccanica a secco di polveri in appositi stampi, ricca di principi attivi, da introdurre oralmente nell’organismo.
Opercolo: moderna forma farmaceutica monodose consistente in capsule gelatinose ripiene di una preparazione erboristica, ad esempio, un olio o un estratto secco da assumere per bocca.
L’unguento: l’unguento è una preparazione erboristica di consistenza pastosa contenente un estratto alcolico ed un olio, impiegato per uso esterno locale.
Molto noto è l’unguento all’arnica con il quale si frizionavano le parti doloranti.
L’olio essenziale: l’olio si ricava attraverso vari procedimenti, tra cui il principale è la distillazione in corrente di vapore.
L’essenza, ricca di principi attivi, è spesso contenuta nei fiori e nelle foglie (o anche in altre parti della pianta), contraddistingue le cosiddette piante aromatiche, tra le quali rientrano le comuni specie utilizzate in cucina (rosmarino, salvia, basilico, ecc.) o quelle dell’industria dei profumi (lavanda, sandalo, verbena, ecc.).
Gli olii essenziali sono molto utilizzati per i massaggi, per gli impacchi ed altre preparazioni cosmetiche.

 

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