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Gli erbari figurati e l'illustrazione botanica

L’erbario figurato rappresenta un documento fondamentale per la storia della medicina e della botanica poiché custodisce, per ogni periodo storico, l’intero patrimonio di conoscenze relativo alle piante analizzate sia dal punto di vista scientifico sia da quello terapeutico.

Dal 1200 al 1400, gli erbari servivano esclusivamente a fornire notizie sulle proprietà curative delle piante medicinali, che erano raffigurate in modo semplice ed approssimativo.

In seguito, con l’affermazione della botanica come scienza, l’attenzione è rivolta maggiormente alla classificazione ed al riconoscimento della pianta stessa: un grande aiuto viene dal perfezionamento tecnico dell’illustrazione e dall’introduzione del colore che ne aumenta il valore scientifico-documentario.

La nuova immagine nasce da una stretta collaborazione tra artista e botanico, il quale si rende conto che la sola descrizione della pianta non accompagnata dalla sua figura dava adito a scambi e confusioni ed è quindi necessario renderne visibili alcuni particolari.

I primi erbari a stampa risalgono ai decenni del'inizio del Cinquecento. Tra gli erbari più antichi presenti nella Bibliotheca Antiqua Aboca vi è l’Herbarum vivae Icones pubblicata nel 1530 del botanico tedesco Otto Brunfels, che fu il primo a rappresentare la pianta quanto più simile al naturale. La tecnica utilizzata era la xilografia.

Nel 1542, Leonhart Fuchs, inserisce nel suo erbario De Historia stirpium, delle pregiate xilografie acquerellate, che contribuiscono all’identificazione della pianta tramite il colore dei fiori e dei frutti. Pregevole anche l’opera del botanico italiano contemporaneo Pietro Andrea Mattioli, che inserisce nei suoi erbari molte xilografie originali a fianco del testo o a piena pagina.

Un passaggio di qualità e di tecnica è segnato da Basilius Besler, botanico e farmacista norimberghese che pubblica nel 1613 il florilegio Hortus Eystettensis, corredato da 367 incisioni calcografiche.

Nelle incisioni del capolavoro del Besler, realizzate con la tecnica della calcografia, l’interesse artistico è pari a quello scientifico-naturalistico. Grazie a questa tecnica, in altri erbari la pianta sarà presentata scomposta nelle varie parti ad uso didattico.

La litografia introdotta alla fine del ‘700, è una tecnica che segna un ulteriore passo in avanti nell’aspetto artistico dell’illustrazione botanica e coincise con la pubblicazione di manuali universitari.
Daniel Wagner, botanico e chimico ungherese inserisce nel suo trattato “Pharmaceutisch-medicinische Botanik”, 250 litografie di raffinatissima fattura.

 

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