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Erbe, Magia, Medicina

Fin dall’antichità si attribuiva alle piante un'anima detta dagli antichi greci psiche, in grado di rendere sensibili al dolore e alla gioia. Alcune piante erano considerate magiche, capaci di prodigi come l’Iperico o Erba scacciadiavoli oppure la Mandragora, capace di uccidere l’uomo che la estirpava. Le credenze erano la diretta conseguenza della distorta interpretazione degli effetti che le erbe provocano sull’uomo. Se oggi non ci stupisce sapere che esistono erbe tossiche, allucinogene, sedative o anestetiche, nell’antichità queste qualità non potevano essere interpretate con l’attuale rigore scientifico. Le leggende popolari nascono dall’esagerazione di questi effetti dovuta alla volontà degli ”erboristi” dell’epoca di attestare e dimostrare l’efficacia dei loro medicamenti.

Ciò non ha impedito di capire che nelle piante c’era un’effettiva azione farmacologia. Così l’Iperico, specie indicata contro l’isterismo e la pazzia, manifestazioni di cui si dava la colpa a possessioni diaboliche, si è rivelata un’ottima specie sedativa e antidepressiva. Parimenti, la pozione utilizzata da Circe per trasformare i compagni di Ulisse in maiali, probabilmente era composta da erbe in grado di alterare la coscienza e quindi di rendere gli uomini “simili alle bestie”. Allo stesso modo i rituali legati alla raccolta delle erbe medicinali suggerivano, sebbene in modo un po’ fantasioso, indicazioni sul tempo balsamico e sulle modalità della raccolta stessa. Ad esempio, il sorgere della costellazione delle Pleiadi (a maggio) oppure il lavorare nudi la terra dava indicazioni sufficientemente precise sul periodo migliore per farlo.

 

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