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La medicina tradizionale: le fonti

L’erbario è una raccolta di piante, che possono essere raffigurate (hortus pictus), secche (hortus siccus) oppure vive (hortus vivus), a scopo didattico e scientifico.

Dall’antichità classica all’età premoderna gli erbari furono la migliore fonte di indicazioni e di conoscenze, riguardanti la botanica-medica, a disposizione degli erboristi e degli speziali. Si trattava di testi in cui alla descrizione della specie vegetale e delle sue proprietà faceva riscontro l’immagine della stessa.

L’erbario figurato più importante dell’antichità sembra essere quello della principessa Anicia, risalente al VI secolo d. C., seguito dal cosiddetto Pseudo-Apuleio. Nel corso del Medioevo essi furono molto rimaneggiati e contaminati da interventi successivi degli amanuensi. Restano, tuttavia, documenti di fondamentale importanza per la storia della medicina.

Esistono due famiglie di erbari: una di tipo realistico, dove la pianta è descritta come è nella realtà, una di tipo schematico in cui l’immagine si arricchisce di simboli utili per comprendere l’impiego.

Negli erbari del primo tipo le piante sono descritte nei particolari, con grande attenzione all’immagine (in bianco e nero o a colori) e alle virtù curative. E’ significativo, ad esempio, che accanto all’indice delle piante venisse aggiunto un indice delle varie infermità. I più importanti erbari figurati a stampa del Rinascimento furono quelli di Fuchs (1542) e di Mattioli (1565).
Il secondo tipo di erbario era destinato maggiormente ad un uso pratico personale, quindi più vicino alla tradizione popolare: la rappresentazione delle piante appare fantasiosa per l’associazione di simboli e rituali. Ne è un classico esempio la mandragora, rappresentata sempre legata ad un cane e con il raccoglitore che si tappa le orecchie per non sentire l’urlo della poveretta al momento dello strappo.
L’erbario secco è una raccolta di piante essiccate, stese ed attaccate su fogli di carta. La funzione è, da una parte quella di documentare la presenza delle specie in un dato territorio e, dall’altra, strumentale, in quanto permette uno studio comparato con altri campioni di altre aree.

L’erbario vivo invece si identifica con l’orto botanico o con raccolte di esemplari in esso contenute. I primi orti botanici, gestiti prima in ambiti religiosi e poi anche laici, furono destinati alla raccolta delle piante medicinali, dette medicamenti semplici (donde la denominazione di Giardini dei Semplici, sottinteso medicamenti). In seguito in questi orti vennero coltivate anche piante non medicinali a scopo sia didattico che scientifico. soprattutto quando la botanica diventò una scienza autonoma separata dalla medicina. Da quel momento gli orti botanici funsero anche da centri di sperimentazione e di acclimatazione di nuove specie esotiche provenienti dal Nuovo Mondo, come la patata ed il peperoncino.

Dalla medicina popolare alla medicina accademica:le fonti
Il Tacuinum sanitatis è un’altra fonte medievale manoscritta, riguardante l’impiego delle piante officinali.
Il termine tacuinum deriva dalla parola araba taqwim che significa indicazione, tabella. Questo tipo di testo è frutto della traduzione latina di un’opera araba, espressa in forma sintetica (donde il valore di tabella). Vi sono raccolti concetti di medicina tradizionale rivisitati attraverso le pratiche comportamentali e i ritmi naturali, non disgiunti, talora, dallo studio delle influenze astrali. La pianta è raffigurata quasi sempre per intero nel suo habitat naturale e viene indicata sia la stagione migliore per la raccolta sia le differenti proprietà della pianta in base ai ritmi stagionali.
Il Tacuinum, oltre che indicare rimedi, suggerisce norme per mantenere la buona salute, curando in particolar modo l’alimentazione, l’igiene ed il comportamento, ovvero il giusto equilibrio tra sonno e veglia, tra moto e quiete, tra gioia ed ira.
Questi manoscritti indicano come ricavare benefici dalle piante e come evitare i danni che esse possono provocare. In sintesi si possono definire come manuali pratici, alla portata di tutti, soprattutto di coloro che sono interessati alle conclusioni della scienza e non alle prove, impreziositi spesso da colorite e vivaci figure di piante.

I ricettari contengono più o meno le stesse notizie inserite negli erbari, ma organizzate in modo diverso. Infatti mirano a mettere in risalto lo scopo per il quale si utilizza una pianta o, meglio ancora, una preparazione erboristica composta. Di ogni ricetta vengono enumerati gli ingredienti, i metodi di preparazione, le modalità di somministrazione e le quantità.
Diverso dagli erbari, dai taccuini e dai ricettari, un ulteriore strumento-documento stampato, diffuso fino al XIX secolo è il cosiddetto prontuario medico.
Esso differisce dai precedenti poiché affronta al suo interno discussioni di carattere filosofico sul perché e sul modo di adoperare determinate piante ed enumera una serie di casi trattati con le relative erbe. La diversa struttura è dovuta al fatto che il prontuario era destinato ai medici, mentre gli altri tipi di testi erano rivolti anche allo speziale-farmacista e all’erborista.

 

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