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FONTI SCRITTE
DIDATTICA
I. LE ERBE MEDICINALI
ED IL LORO USO
II. ARTI APPLICATE AL MONDO
DELLE ERBE MEDICINALI:
L'ILLUSTRAZIONE BOTANICA,
LA CERAMICA E IL VETRO
III. LA VIA DELLE SPEZIE
IV. PERCORSO DELLA SCIENZA
COME PRENOTARE
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La medicina tradizionale: le fonti
L’erbario è una raccolta di piante, che possono essere raffigurate (hortus pictus), secche (hortus siccus) oppure vive (hortus vivus), a scopo didattico e scientifico.
Dall’antichità classica all’età premoderna gli
erbari
furono la migliore fonte di indicazioni e di conoscenze, riguardanti la
botanica-medica
, a disposizione degli
erboristi
e degli
speziali
. Si trattava di
testi
in cui alla descrizione della specie vegetale e delle sue proprietà faceva riscontro l’immagine della stessa.
L’
erbario figurato
più importante dell’antichità sembra essere quello della principessa Anicia, risalente al VI secolo d. C., seguito dal cosiddetto Pseudo-Apuleio. Nel corso del Medioevo essi furono molto rimaneggiati e contaminati da interventi successivi degli amanuensi. Restano, tuttavia, documenti di fondamentale importanza per la
storia della medicina
.
Esistono due
famiglie di erbari
: una di tipo realistico, dove la
pianta
è descritta come è nella realtà, una di tipo schematico in cui l’immagine si arricchisce di simboli utili per comprendere l’impiego.
Negli
erbari
del primo tipo le
piante
sono descritte nei particolari, con grande attenzione all’immagine (in bianco e nero o a colori) e alle virtù curative. E’ significativo, ad esempio, che accanto all’indice delle
piante
venisse aggiunto un indice delle varie infermità. I più importanti
erbari
figurati a stampa del Rinascimento furono quelli di Fuchs (1542) e di Mattioli (1565).
Il secondo tipo di
erbario
era destinato maggiormente ad un uso pratico personale, quindi più vicino alla
tradizione popolare
: la rappresentazione delle
piante
appare fantasiosa per l’associazione di simboli e rituali. Ne è un classico esempio la mandragora, rappresentata sempre legata ad un cane e con il raccoglitore che si tappa le orecchie per non sentire l’urlo della poveretta al momento dello strappo.
L’
erbario secco
è una raccolta di
piante essiccate
, stese ed attaccate su fogli di carta. La funzione è, da una parte quella di documentare la presenza delle specie in un dato territorio e, dall’altra, strumentale, in quanto permette uno studio comparato con altri campioni di altre aree.
L’
erbario vivo
invece si identifica con l’
orto botanico
o con raccolte di esemplari in esso contenute. I primi
orti botanici
, gestiti prima in ambiti religiosi e poi anche laici, furono destinati alla raccolta delle
piante medicinali
, dette
medicamenti semplici
(donde la denominazione di Giardini dei Semplici, sottinteso
medicamenti
). In seguito in questi orti vennero coltivate anche
piante
non
medicinali
a scopo sia didattico che scientifico. soprattutto quando la
botanica
diventò una scienza autonoma separata dalla
medicina
. Da quel momento gli
orti botanici
funsero anche da centri di sperimentazione e di acclimatazione di nuove specie esotiche provenienti dal Nuovo Mondo, come la patata ed il peperoncino.
Dalla medicina popolare alla medicina accademica:le fonti
Il Tacuinum sanitatis è un’altra fonte medievale manoscritta, riguardante l’impiego delle
piante officinali
.
Il termine tacuinum deriva dalla parola araba taqwim che significa indicazione, tabella. Questo tipo di testo è frutto della traduzione latina di un’opera araba, espressa in forma sintetica (donde il valore di tabella). Vi sono raccolti concetti di
medicina tradizionale
rivisitati attraverso le pratiche comportamentali e i ritmi naturali, non disgiunti, talora, dallo studio delle influenze astrali. La
pianta
è raffigurata quasi sempre per intero nel suo habitat naturale e viene indicata sia la stagione migliore per la raccolta sia le differenti proprietà della
pianta
in base ai ritmi stagionali.
Il Tacuinum, oltre che indicare rimedi, suggerisce norme per mantenere la buona salute, curando in particolar modo l’alimentazione, l’igiene ed il comportamento, ovvero il giusto equilibrio tra sonno e veglia, tra moto e quiete, tra gioia ed ira.
Questi manoscritti indicano come ricavare benefici dalle
piante
e come evitare i danni che esse possono provocare. In sintesi si possono definire come manuali pratici, alla portata di tutti, soprattutto di coloro che sono interessati alle conclusioni della scienza e non alle prove, impreziositi spesso da colorite e vivaci
figure di piante
.
I
ricettari
contengono più o meno le stesse notizie inserite negli
erbari
, ma organizzate in modo diverso. Infatti mirano a mettere in risalto lo scopo per il quale si utilizza una
pianta
o, meglio ancora, una
preparazione erboristica
composta. Di ogni ricetta vengono enumerati gli ingredienti, i metodi di preparazione, le modalità di somministrazione e le quantità.
Diverso dagli
erbari
, dai taccuini e dai ricettari, un ulteriore strumento-documento stampato, diffuso fino al XIX secolo è il cosiddetto
prontuario medico
.
Esso differisce dai precedenti poiché affronta al suo interno discussioni di carattere filosofico sul perché e sul modo di adoperare determinate
piante
ed enumera una serie di casi trattati con le relative
erbe
. La diversa struttura è dovuta al fatto che il prontuario era destinato ai
medici
, mentre gli altri tipi di testi erano rivolti anche allo
speziale-farmacista
e all’
erborista
.
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