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FARMACEUTICA
DIDATTICA
I. LE ERBE MEDICINALI
ED IL LORO USO
II. ARTI APPLICATE AL MONDO
DELLE ERBE MEDICINALI:
L'ILLUSTRAZIONE BOTANICA,
LA CERAMICA E IL VETRO
III. LA VIA DELLE SPEZIE
IV. PERCORSO DELLA SCIENZA
COME PRENOTARE
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Dall'antica farmacopea all'industria farmaceutica
L’uomo, dal momento in cui comprese l’utilità delle
piante
per la
cura della salute
, cominciò a raccoglierle e ad usarle. Quando ancora viveva in simbiosi con la natura, custodiva personalmente il patrimonio di conoscenze sulle
erbe medicinali
.
Con l’organizzarsi delle comunità tribali, nacquero i raccoglitori di
piante
che, essendo diventati buoni conoscitori del settore, erano in grado di stabilire il momento giusto per la raccolta e le regole riguardo l’impiego. Cambiando le condizioni di vita, le antiche conoscenze vennero integrate da nuovi precetti che migliorarono i metodi di preparazione dei rimedi naturali.
Presso ogni popolo, poi, tali conoscenze andarono a costituire il fondamento della
medicina tradizionale
e, nelle civiltà più evolute, furono codificate in testi scritti chiamati
erbari
.
Gli
erbari
, quindi, sono testi che raccolgono tutte le notizie sulle
erbe medicinali
dal punto di vista
botanico e terapeutico
. Tra i più autorevoli possiamo ricordare quello enciclopedico di Dioscoride (I secolo d.C.), che sintetizza un po’ tutte le
pratiche fitoterapiche
dei Romani, dei Greci, degli Africani, degli Egizi e di altri popoli.
Ma già a due secoli prima, nel mondo occidentale, risale lo studio delle
piante
, mirato alla creazione di una vera e propria
scienza medica
, attraverso la comprensione del meccanismo di immunità ai veleni. La loro diffusione e il loro uso criminale era tale che Mitridate, re del Ponto, volle necessariamente trovare un antidoto efficace.
Ne incaricò il suo medico Crateva, che da un lato approfondì la conoscenza della tossicità delle sostanze e dall’altro sperimentò l’efficacia degli antidoti, servendosi degli schiavi.
Era il primo passo, di fatto, verso la preparazione di
prodotti medicinali
in funzione di antidoti. Il primo fu proprio il Mitridato, così chiamato in onore di Mitridate. Il più famoso, però, è la Theriaca, un composto messo a punto più tardi da Andromaco, medico di Nerone, e formato da decine di sostanze, prevalentemente d’origine
vegetale
, ma anche animale. Infatti, conteneva anche carne di vipera, il che spiega il suo utilizzo come antidoto contro il morso di serpenti. Per molti secoli, poi, venne adoperato anche come
farmaco
per la cura di moltissime malattie come la peste, il mal di testa cronico ed il mal di fegato.
La tecnica farmaceutica estrattiva
Agli inizi dell ‘800 l’uomo riuscì a individuare e poi isolare i principi attivi responsabili dell’
azione terapeutica
svolta dalle
piante medicinali
.
La prima sostanza naturale isolata allo stato puro fu la morfina, nel 1805. Si realizzava, così, il sogno degli antichi alchimisti, protesi a cercare il quid, cioè l’ignota sostanza che valorizzava le
piante
sul piano
farmacologico
.
Il passaggio ad una vera e propria
industria chimica farmaceutica
estrattiva fu breve e altre sostanze, citiamo per esempio la caffeina e la salicina, alla base della notissima aspirina, andarono ad arricchire la lista delle sostanze naturali vegetali oggi conosciute.
Nel 1853, inoltre, si scoprì la somministrazione dei
farmaci
per via intramuscolare e questa pratica aprì la strada all’utilizzo di una preparazione solubile concepita in modo molto diverso dalla classica tisana di erbe.
Tuttavia le
piante medicinali
continuarono ad essere usate, sulla scorta dei precetti derivanti da quel grande contenitore culturale che è l’esperienza popolare.
Il
preparato medicinale
di origine vegetale arreca all’organismo un complesso di sostanze chiamato fitocomplesso: alcune sono le vere responsabili dell’
azione farmacologica
, altre sono sinergiche in quanto potenziano l’assorbimento e l’attività delle prime, altre ancora evitano l’insorgenza di effetti collaterali. Infatti un
farmaco
quando viene somministrato produce due effetti uno benefico l’altro nocivo; l’effetto benefico deve superare quello nocivo ma questo non sempre avviene poiché l’effetto del
farmaco
dipende dal singolo individuo.
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