Laboratorio Fitochimico

Laboratorio fitochimico

Il periodo che inizia alla fine del Settecento è segnato dall’opera dello scienziato francese Antoine Laurent Lavoisier (1743-1794) che, respinta definitivamente la teoria del flogisto, pone le basi della chimica moderna. Un susseguirsi di scoperte danno una nuova fisionomia alla farmaceutica dell’Ottocento: fra i numerosi principi attivi vegetali si possono ricordare il chinino, la caffeina, la morfina, la codeina, la salicina (alla base della notissima aspirina); fra i nuovi prodotti inorganici di sintesi ricordiamo il cloroformio, lo jodio, il bromo e il citrato di magnesio.
Nei laboratori di spezieria si affermano prodotti derivati essenzialmente dalla chimica farmaceutica: gli ingredienti medicinali sono preparati su larga scala dai laboratori industriali e raggiungono le farmacie tramite la distribuzione all’ingrosso. Si restringe sensibilmente, insomma, il campo di competenze del farmacista al quale restano sostanzialmente l’analisi e il controllo dei medicamenti e il confezionamento delle ricette magistrali.
Egli si limita a comporre pastiglie, pillole, granulati, sciroppi, unguenti, olii medicati, pomate, tinture. Lo stesso laboratorio della farmacia segnala questo cambiamento: si riducono progressivamente le apparecchiature di trasformazione chimica in favore di quelle per le lavorazioni meccaniche finali; vasi e recipienti diventano omogenei e dozzinali, le etichette sono ormai prestampate in serie.

Il laboratorio fitochimico simboleggia il travaglio intellettuale ed esistenziale dell’uomo, ossessionato dall’idea di dominare la natura e le sue leggi chimico-fisiche. È frutto, quindi, non solo della presunzione filosofica di arrivare a possedere gli strumenti che regolano la vita degli organismi viventi, quanto una sommatoria di esperienze sempre più spinte e sofisticate condotte all’interno della materia, di derivazione alchemica e iatrochimica, tese a svelare il “segreto” delle proprietà dei rimedi. In particolare, per quanto riguarda le piante medicinali, l’isolamento dei principi attivi e la possibilità di gestire il loro meccanismo di azione si inserisce nell’iter cognitivo della natura e nel superamento della dipendenza da essa. Un processo che, portato all’estremo, è arrivato oggi fino al superamento delle stesse leggi naturali.