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Herbaria
“
Erbario
è un libro che contiene i nomi e le descrizioni delle
erbe
e delle
piante
, le loro proprietà e virtù.” La
Bibliotheca Antiqua
Aboca è una raccolta dei più importanti
erbari
e florilegi europei a stampa, a partire dalla fine del XV secolo ai giorni nostri.
Alcuni volumi ancora mostrano la pregevole colorazione del tempo, di solito effettuata nei monasteri, con colori naturali, da esperti "pictores". Vi sono inoltre conservati alcuni pregiati
erbari secchi
(sicca) ed
erbari manoscritti
(manuscripta). L’erbario dell’antichità permetteva al raccoglitore ed allo speziale di identificare le piante ed al medico di indicarne usi e dosi precisi. Con il passare dei secoli, l’evoluzione dell’iconografia botanica ha trasformato gli
erbari
in opere ricercate solo per la bellezza delle immagini.
Pillole di storia…
L’uomo primitivo passa dall’osservazione e dall’impiego istintivo delle
erbe curative
ad un loro uso intelligente. In mancanza di risposte logiche, però, ne attribuisce gli effetti ad entità soprannaturali. Le piante spesso sono considerate in stretta relazione con le divinità. Nascono i primi esperti di piante (shamani).
3500-800 a. C. | Nelle civiltà antiche il sapere e le conoscenze si evolvono. La trasmissione orale praticata fino allora viene integrata da quella scritta (tavolette d’argilla, libri sacri, manoscritti, iscrizioni murali, ecc.). Inizia la divaricazione tra l’uso colto, soprattutto in ambito sacerdotale, e l’
uso popolare
delle
erbe curative
.
V sec. a. C. | In Grecia, la medicina da pratica empirica o sacerdotale si trasforma in
scienza
grazie ad Ippocrate di Coo e alla sua scuola. La formulazione della teoria umorale, il principio di
diagnosi olistica
, la scelta mirata del
medicamento naturale
, il ricorso al dosaggio, segnano l’inizio della
medicina allopatica
.
I-II sec d. C. | A Roma emergono Dioscoride e Galeno, figure che rimangono indiscusse per tutto il Medioevo ed oltre. Il primo cataloga in modo organico le
proprietà curative
delle
piante
, il secondo introduce il metodo sperimentale ed analitico, il concetto di complessione nella teoria umorale e le
preparazioni composte
.
IX-XI sec. | L’assistenza ai malati è affidata ai monaci. Si sviluppa la
medicina monastica
. Le grandi abbazie sono fornite di infermeria, pharmacia e orto delle
piante medicinali
, o dei
medicamenti semplici
(
Hortus conclusus
). Gli Arabi ereditano la tradizione medica greca e fanno conoscere le opere antiche in Occidente.
X-XIII sec. | La Scuola Medica Salernitana costituisce, in ambito laico, una felice convergenza di cultura medica. Sulla tradizione latina, infatti, s’innesta quella greco-orientale ripensata e commentata dagli Arabi. L’interesse per la dietetica e l’igiene integra e completa le conoscenze nel campo della
terapia con le piante
.
XII-XIII sec. | Le Crociate, la nascita delle Repubbliche Marinare e la conseguente attivazione di scambi commerciali – da una parte l’Europa e dall’altra l’Africa, il Medio-Oriente e l’Asia - creano un flusso diretto e costante di
rimedi esotici
, ad esempio senna, bezoar ed alcool, che vanno ad affiancare stabilmente quelli autoctoni.
XIII sec. | Nascono le Università, centri culturali che, benché permeati di dogmatismo aristotelico-galenico, gettano i presupposti per il futuro sviluppo del sapere razionale, di cui è paladino Alberto Magno. In medicina lo studio delle
piante salutari
resta fondamentale: nasce lo
speziale
, figura addetta alle preparazioni.
XIII-XIV sec. | L’alchimia si pone il problema della composizione della materia e della trasmutazione dei metalli. Per quanto riguarda in particolare le piante si pone alla ricerca della quintessenza (quinta essentia), cioè della sostanza responsabile dell’
attività terapeutica
. Anche l’alcool permette di ottenere estratti più efficaci.
XIV-XV sec. | Il carattere paneuropeo della cultura accademica favorisce la scienza delle
piante medicinali
, alla cui descrizione ora è associata l’immagine (herbari), per quanto legata a criteri signaturali per i quali una specie vegetale porta nella forma, nel colore o nel sapore i segni dell’organo o della malattia che è in grado di curare.
XV sec. | L’invenzione della stampa uniforma in tutta Europa il
sapere delle erbe
negli ambienti colti. Si creano aspetti contrastanti tra gli usi “formali” da parte della
medicina accademica
e quelli empirici praticati in ambito popolare, dove emergono figure non sempre giustamente valutate (streghe, ciarlatani e cerusici).
Fine XV sec. | La scoperta dell’America nel 1492 apre nuovi orizzonti di studio e d’impiego delle
piante curative
. Molte passano dalla
medicina tradizionale
americana all’uso terapeutico corrente, sulla scorta delle relazioni di missionari e di botanici esploratori. Alcune specie, come la china, rivestiranno un ruolo di primo piano.
XVI sec. Aumentano gli studiosi (Fucsio, Dodoneo, Mattioli, ecc.) che osano commentare i testi classici di
piante medicinali
fino allora usati. Le Università istituiscono gli
Orti dei Semplici
per la conoscenza delle
piante salutari
direttamente dal vivo (Ostentio simplicium). Cesalpino lancia l’idea degli
erbari essiccati
(exiccata). 13 XVI-XVII sec. | In campo farmaceutico nascono i Ricettari e gli Antidotari, che descrivono e uniformano il variopinto mondo delle formulazioni. Approvati dalle Autorità civili, daranno origine alle
Farmacopee
, testi normativi ufficiali degli Stati atti a garantire la buona qualità di fabbricazione e l’efficacia dei medicamenti.
XVII sec. | Nasce il metodo sperimentale, premessa alla rivoluzione scientifica del secolo successivo. In terapia aumenta l’esigenza di
catalogare
sistematicamente
le piante
, di conoscere la loro composizione, di arrivare all’identificazione delle sostanze attive e di rendere costante e uniforme la loro attività.
XVII-XVIII sec. | Gli studi naturalistici sulle piante prevalgono su quelli medico-applicativi. La
botanica
, per millenni studiata in funzione della medicina, diventa scienza naturale autonoma. Linneo introduce il sistema di classificazione delle piante basato sulla
struttura fiorale
nonché la denominazione binomia tuttora in vigore.
XVII-XVIII sec. | A partire da Paracelso la spagiria, erede dell’alchimia, si trasforma in iatrochimica, scienza che fa dipendere i processi fisiologici e patologici esclusivamente dai fenomeni chimici. Si gettano in embrione le basi della ricerca strutturistica e chimica, che porterà al decadimento dell’uso delle piante.
XIX sec. | All’inizio dell’Ottocento in biologia viene formulata la dottrina cellulare degli organismi (ma la cellula è nota da circa due secoli) e in chimica si assiste ai primi successi nell’isolamento delle sostanze attive delle piante. La prima sostanza isolata è la morfina nel 1805. Ne seguono subito altre, ad esempio la chinina.
XX sec. | La chimica moderna isola e copia le singole molecole dalle piante, passando poi a produrle industrialmente per via sintetica. Questo indirizzo è determinato dalle diverse difficoltà produttive, ma principalmente dalla possibilità di brevettare le sostanze di sintesi e non quelle naturali.
Terzo Millennio | L’uomo non potrà sopravvivere se continua a superare le leggi biologiche. E’ proprio questa nuova presa di coscienza che sta aprendo nuovi e moderni spazi di ricerca sulle
piante medicinali
(difficilmente brevettabili) in contrapposizione ai prodotti geneticamente modificati (brevettabili).