La stanza dei vetri

Con la tecnica del vetro soffiato, dopo il II secolo a.C., iniziò la produzione di oggetti di forme diverse, a seconda dell’uso e del gusto degli artigiani. Fino ad allora il vetro veniva rozzamente sagomato come le pietre dure. Le materie prime tipiche del luogo hanno da sempre condizionato la composizione del vetro. La sabbia di quarzo ne era la base (fino al 75%), mentre il sale alcalino (25%), che rendeva la sabbia fusibile ad una certa temperatura, era formato dalle ceneri di alcune piante quali felce, salicornia, faggio e salsola kali. Con l’aggiunta di calce e gesso in Boemia si produsse il “cristallo”, mentre nei paesi anglosassoni prima la potassa e poi il piombo, donarono lucentezza al composto. Verso il 1500 gli artigiani di Venezia migliorarono il cristallo con l’aggiunta di manganese. Questi già da secoli formavano una corporazione allo scopo di proteggere i segreti di produzione. Altro importante centro vetrario era Altare, da dove gli artigiani partivano per raggiungere tutta l’Europa; fu qui che, alla fine del XIX secolo, si sviluppò la produzione della vetreria farmaceutica.

Citazioni letterarie delle erbe medicamentose Ci potremmo sottrarre ad una infinità di malattie, se avessimo sufficienti conoscenze su tutti i rimediì di cui la Natura ci ha provvisti.” [R.Descartes (1596-1650), Discorso sul metodo]
Oh, grande e varia è l’interna virtù dell’erbe, delle piante e delle pietre, e nelle lor qualità più segrete (…). Nell’esile epitelio che riveste la corolla di questo fragil fiore stanno insieme un umore velenoso ed una proprietà medicinale.”
[W.Shakespeare, Romeo e Giulietta, II,3]
Il cavaliere errante, poi, debb’essere medico e specialmente semplicista, per conoscere in mezzo alle campagne disabitate e nei deserti l’erbe che hanno virtù di sanare ferite.”
[M.Cervantes, Don Chisciotte della Mancha, II, XVIII]
E tu, vecchia, conosci tutte l’erbe che sanano la carne cristiana, sai la virtù di tutte le radici. (…) Con l’erber di Madre Montagna si guarisce ogni male e malanno.”
[G. D’Annunzio, La figlia di Iorio]
Le piante sono conseguenza vivente della Natura (…). La natura non è altro che Dio che si manifesta in tutte le cose. Immagina così il sole presente nel croco, nel narciso, nel girasole, (…).”
[G.Bruno, De la causa, principio et uno]
E però ch’ella da la madre apprese qual più secreta sia virtù de l’herbe, e con quai carmi ne le membra offese sani ogni piaga e ‘l duol si disacerbe (arte che per usanza in quel paese ne le figlie de i re par che si serbe), vorria di sua man propria a le ferute del suo caro signor recar salute.”
[T.Tasso, Gerusalemme liberata, VI]
Nel dentro del terzo vi son tutte le sorti di erbe ed arbori del mondo pinte, e pur in teste di terra sopra il rivellino e le dichiarazioni dove prima si ritrovaro, e, le virtù loro, e le simiglianze c’hanno con le stelle e con li metalli e con le membra umane, e l’uso loro in medicina.”
[T.Campanella, La città del sole]
La conoscenza dei semplici è “una saggezza tratta dal seno più profondo della natura, come simbolo dell’onnipotenza creatrice della natura.”
[F. W. Nietzsche (1844-1900), La nascita della tragedia]
Sono mie le erbe, se ve ne sono, miei gli incantesimi, la fonte che non solo risuscita la giovinezza svanita, ma meglio ancora la mantiene per sempre.”
[Erasmo da Rotterdam, Elogio della pazzia]
E così il nuovo uomo consigliandosi poi con la ragione più di tutte l’altre gli parve bella e utile quell’arte che mostra di tener l’uomo sano, la quale si chiama medicina: per questo non haveano in quella prima antichità altro più caro, né miglior studio, che di cercare, investigare, apprendere le disposizioni e le proprietà dell’herbe, delle piante e dell’altre cose, a loro servigio create.”
[L. Ariosto, Herbolato]

Leonardo da Vinci e le erbe
Leonardo si diceva “nemico degli alchimisti, necromanti e altri semplici ingegni” e combatteva i rimedi “fatti di specie d’alchimia”, ma ne riconosceva l’utilità per frazionare gli estratti di erbe “ufficio che fatto esser non può da essa natura”. Conosceva e sperimentava molte erbe tra le quali la curcuma, l’aloe, le galle, lo zafferano, il ghighero, i fiori di papavero, i fiordalisi, le ginestre, la celidonia, l’olio di semenza di senape, olio di lino, l’ambra e la trementina.
“A ffare odore:
Tò buona acqua rosa e mòllatene le mani; di poi togli del fiore di spigo e fregatelo fra l’una mano e l’altra, ed è buono ”.
[Codice Atlantico, foglio 807r, vol. III]

“A rompere la pietra in nella viscica Piglia scorza d’avellano Ossa di datteri e sassifragia, semenza d’ortica, tanto dell’un quanto dell’altro. E di tutte fa polvere sottile, e questo usa in vivanda a uso di spezie. O voi la mattina a uso di siloppo con vino bianco, tiepido. Ancora: sparagi o livertige o cocitura di ceci rossi”.
[Codice Atlantico, 729v, vol. III]
“Il fumo detto alloppiativo. Tolli seme di loglio. Riparo: odor’acqua vite in bambagia, olio di dente cavallino, di labbro. Seme e radice di mappello, e secca ogni cosa e fa polvere e ‘ncorpora con canfora, ed è fatto”.
[Codice Atlantico, foglio 950r, vol. III]
“Sciroppo composto di stechade: R[ecipe] Aquarum florum sambucj, endivie, capilven[ere] an. Libr. J, misca. R[ecipe] sy (o 5y) de stichados 3jjj et clarificetur”.
[Codice Atlantico, foglio 1046, vol. III]
"A ffare profumo:
Togli acque arzente e mettivi di qualunche odore tu vuoi. Ella lo riserba e tiello in sé".
[Codice Atlantico, 195v, vol. I, pag. 267]
Scirpus lacustris L. foglio12427r, Codice Windsor
Alambicchi 1113r, Codice Atlantico
Quercius Robur
Rubus fruticosus L. foglio12425r, Codice Windsor
Viburnum Opulus, foglio12421r, Codice Windsor
Alambicchi 1114a-r, Codice Atlantico
Caltha palustris e Anemone nemorosa, foglio12423r, Codice Windsor