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La stanza delle ceramiche

Ceramiche

Nella sala delle ceramiche sono in mostra differenti tipologie di recipienti da farmacia: brocche, vasi, albarelli, boccali e bottiglie artisticamente decorati sono il frutto di una lunga tradizione specialistica che dal Rinascimento ha visto protagoniste le manifatture italiane, soprattutto in Toscana, Umbria, Marche e Romagna. Basti ricordare che il centro di produzione di Faenza ha dato il nome alla ceramica smaltata (faïence).

I vasi da farmacia sono i testimoni dei progressi tecnici ed estetici realizzati nell’arte della ceramica: progresso tecnico per la necessità di disporre di un materiale sempre più impermeabile e migliorare così la conservazione delle sostanze medicamentose; progresso estetico per il desiderio di mettere in mostra vasi sempre più artisticamente decorati.

L’uso della conservazione delle erbe all’interno di un contenitore, all’inizio di terracotta (argilla essiccata naturalmente) e poi di ceramica (argilla sottoposta a cottura), è in realtà molto più antico: sappiamo che nel XI-VII millennio a.C. l’uso della ceramica era ormai un fatto consolidato; tra il V e il IV millennio a.C. si usava il forno per le cotture e si incominciavano a fare i primi passi per l’impermeabilizzazione che raggiunse la perfezione intorno al II millennio quando vennero utilizzati materiali che fondendo in cottura si fissavano in superficie creando la vetrificazione. Per quanto riguarda l’arte ceramica, le officine di produzione si concentrarono a Maiorca, che trasmise il nome rimasto famoso nella ceramica da farmacia, la maiolica.

A tal proposito va sottolineato che per ceramica si intendono i pezzi lavorati con vernice piombifera mentre con il nome maiolica si identificavano tutte le ceramiche coperte di vernice stannifera opaca. Con questa tecnica a base di ossido di stagno si ottennero due risultati di grande rilievo: sulla copertura candida la decorazione acquistava grande risalto con risultati artistici notevoli e nello stesso tempo si garantiva la totale impermeabilità, elemento fondamentale per la buona conservazione dei farmaci. Queste produzioni erano caratterizzate da due colori predominanti: il verde del rame e il bruno del manganese.

La produzione italiana del tardo medioevo si caratterizza così per la coesistenza delle differenti tecniche descritte e l’innovazione di nuovi modelli decorativi. Varie sono le influenze delle quali la produzione italiana si fa crogiolo nel tardo medioevo: l’Europa gotica (foglia gotica), l’Islam orientale (palmetta persiana) e occidentale (italo-moresco), la Cina (porcellana), a fianco dei decori di creazione locale come il decoro a foglie e a frutti a Venezia, a foglia azzurra bipartita in Toscana e soprattutto istoriato a Faenza e nelle Marche. Alla predominanza spagnola nel XV sec. succederà la predominanza italiana del colore, così bello sulla tavola dei principi come sugli scaffali dei farmacisti che continuano a vendere le droghe fabbricate in Italia come l’Orvietana e la Teriaca di Venezia.

 
 
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